Milano Korean Film Festival – un ponte creativo tra Italia e Corea del Sud

Il 23 Novembre al Cinema Anteo di Milano arriva il Milano Korean Film Festival 2019. Asian Studies Group ha collaborato al progetto in qualità di partner ufficiale e referente in Italia, assieme a Italcinema, Harmonie, Jeonju International Film Festival, Cortisonici International Short Film Festival. L’evento ha ottenuto il patrocinio del Consolato Generale della Repubblica di Corea a Milano.

In occasione dell’evento verranno proiettati i film “The Journals of Musan” e “Height of the Wave” dell’acclamato regista, sceneggiatore e attore Park Jung-Bum, vincitore del Premio speciale della giuria alla 72ª edizione del Locarno Film Festival. A seguire, gli spettatori potranno assistere a un’interessantissima CineTalk tra Park Jung-Bum e il celebre critico cinematografico sudcoreano Lee Sang-Young, critico cinematografico e ideatore del Jeonju Film Festival, durante la quale si approfondirà l’argomento delle tendenze del cinema coreano contemporaneo.

The Journals of Musan

L’ormai pluripremiato regista Park Jung-Bum è diventato celebre nel 2010 con il lungometraggio “The Journals of Musan”, vincitore del VPRO Tiger Award e del Premio FIPRESCI all’International Film Festival di Rotterdam del 2011. Ciò lo ha portato a diventare uno dei più importanti registi della nuova generazione. A rendergli omaggio, si è scelto di proiettare in occasione del Milano Korean Film Festival proprio il film che lo ha reso famoso. In quest’opera, che lo vede in azione sia in veste di regista che di attore, la sua sensibile interpretazione di Jeon Seung-Chul, disertore nordcoreano che tenta invano di integrarsi e di costruirsi una nuova vita a Seoul, è impeccabile. Park Jung-Bum non illustra solo superficialmente la triste condizione dei disertori di guerra, ma scava a fondo e ne esamina le contraddizioni. Come commenta il critico Lee Sang-Yeong: “[i disertori nordcoreani] criticano il capitalismo, ma finiscono, al tempo stesso, per soccombere al potere del denaro”.

Il secondo film che verrà proiettato è invece “Height of Wave”. Con questo film, Park Jung-Bum ritrae una storia drammatica su come l’avidità dell’uomo, sempre in bilico tra l’analisi del proprio senso di colpa e la possibilità di redenzione, porti inevitabilmente al collasso. Sono gli istinti più bassi dell’uomo, che si tenta tanto affannosamente quanto inutilmente di nascondere, a essere i veri protagonisti delle opere dell’acclamato regista.

Height of the Wave

Il Milano Korean Film Festival vuole anche essere occasione per esaltare le qualità della nuova generazione di giovani registi cinematografici. Per tale motivo è stato creato il progetto Korea Comes to Milano inserito all’interno del progetto internazionale denominato Switch on Your Creativity, che vede la proiezione, durante il Milano Korean Film Festival, di una serie di cortometraggi di giovani registi coreani.

Asian Studies Group, tramite il progetto Switch on Your Creativity, da alcuni anni si prefigge l’obiettivo di esaltare e supportare la creatività giovanile. Infatti, durante la Milano Design Week 2019, giovani designer giapponesi hanno potuto esporre le proprie opere presso lo spazio SuperStudio di Milano così da creare un dialogo artistico con le opere di designer italiani esposte, l’anno prima, presso il Consolato Italiano in Osaka. Questo legame di condivisione artistica e culturale tra Asia ed Europa, che Asian Studies Group ha già contribuito a creare nel settore del design, ora è stato esteso anche al mondo del cinema, sia per promuovere la diffusione della cultura italiana in Asia e di quella coreana in Europa, sia per favorire una più stretta relazione culturale, fatta di suggestioni e suggerimenti reciproci, tra i due mondi.

Questo scambio costituirà la prima fase di un dialogo atto a costruire una nuova occasione di incontro in Korea nel 2020, durante l’ 11ª edizione dell’Italian Film & Art Festival di Seoul, al quale parteciperanno giovani promesse italiane nel settore della cinematografia.

Be Your Nine (BY9)

La giornata è stata creata anche per supportare i Be Your Nine (BY9): un’aspirante boyband coreana composta da nove ragazzi che, nonostante l’eliminazione da un talent nazionale, grazie al supporto di fan da tutto il mondo, lottano affinché il loro sogno si realizzi. Grazie ai fondi raccolti, non solo sono stati appesi più di 30 cartelloni pubblicitari nelle più importanti stazioni metropolitane della Corea del Sud, ma sono riusciti ad affiggerne uno anche a Times Square, New York.

Ku Jeongmo (Starship Ent.), Kim Minkyu (Jellyfish Ent.), Keum Donghyun (C9 Ent.), Song Yuvin (Music Works Ent.), Lee Sejin (iMe Korea Ent.), Lee Jinhyuk (TOP Media Ent.), Tony Yu (FNC Ent.), Ham Wonjin (Starship Ent.) and Hwang Yunseong (Woollim Ent.) sono gli attuali membri del gruppo, e il festival ha voluto supportarli dando loro la possibilità di emergere anche a livello internazionale.

Insomma, il Korean Film Festival è un evento da non perdere, sia per gli appassionati di cinema, che per gli amanti della cultura coreana in generale e del K-Pop. Il 23 novembre, dalle 14:30 alle 20:30 presso il cinema Anteo di Milano (piazza XXV aprile, 8 – ingresso libero), sarà una giornata dedicata interamente al cinema coreano indipendente.

Ingresso Gratuito fino a esaurimento posti. Per prenotarsi inviare un’email a info@asianstudiesgroup.net

Mirabilia Naturae: contaminazioni, mito e metastoria. Il plurilinguismo performativo debutta a Milano

Mirabilia Naturae, neo creatura di ASGProduzioni, divisione Asian Studies Group specializzata in produzione e distribuzione artistica, è un dialogo in musica, immagini, gesti, parole e poesia fra Uomo e Mondo, attraverso una narrazione scenica ispirata da un marcato simbolismo ed eterogeneità di stili espressivi, tali da facilitare e valorizzare una chiave di lettura interculturale e sovrastorica.

Il debutto nazionale è fissato per stasera 13 Novembre ore 21 e in seconda replica domani allo Spazio Teatro Nohma di Via Orcagna diretto da Livia Pomodoro, che ha proposto alla giovane produzione diretta da Paolo Cacciato di contribuire con un prodotto innovativo per messa in scena e linguaggio performativo, alla realizzazione di un’opera in grado di introdurre il tema della stagione ufficiale 2019 / 2020 dal titolo Il Mondo Che Vorremmo.

L’occasione giunge dopo che alla stessa compagnia e regia è stato conferito per la produzione Fushikaden il prestigioso premio alla critica Teatro Nudo Teresa Pomodoro IX edizione.
Nello spettacolo, il concetto di Natura permea in una dimensione non solo iconografica nei termini di “creato”, ma è inoltre associata, in un rimando quasi osmotico, con la presenza umana tale da definire un dinamismo di interdipendenza, dove Mondo e Umanità sono espressioni di un’entità più alta.
Il dialogo si realizza a tratti come materia, a tratti come elementi o bisogni primari, a tratti ancora come emozioni e desideri, da quelli più nobili che evidenziano l’ingegno e la creatività, peculiarità dell’uomo, a quelli più oscuri che dall’entusiasmo per la scoperta e il progresso trascinano l’umanità in un vortice di devastazione fino a travalicare confini di armonia e di positiva convivenza. …”Neppure un uomo un altro ne risparmierà”.
La musica è narratrice indiscussa e da coprotagonista si inserisce, riprendendo l’ispirazione tolkeniana, quale coro “creatore” nel dare forma e ordine alla materia. La prima scena (Cosmogonia) è un tripudio di espressività fisica assunta a narrare la cosmogonia in chiave materica.
I quattro mondi narrati dalla musica composta da Riccardo Lovatto e performata live dall’autore insieme a Riccardo Ruggeri (voce), Alessandro Rossi (batteria), Jacopo Mazza (tastiera) vivono interazione armoniosa con l’interpretazione fisica e testuale di Michele Gorlero e di Nana Funabiki sotto la regia e sceneggiatura di Paolo Cacciato. (ricerca testi e aderenza storica di Federico Mocati)

Le scenografia testimoniano un legame affettivo e tematico con l’Oriente e coinvolgono opere di design premiate all’interno di un contest internazionale durante la Milano Design Week 2019 e che portano la firma di Mayumi Kuwayama.
L’acqua è uno dei simboli prediletti nell’interpretazione della creazione e presente nel mito babilonese dell’epopea di Gilgamesh, richiamato in scena come ispiratore, quasi sciamanico, di un dialogo emotivo fra due corpi sospesi e sospinti in una cornice di vetro / acqua nel rappresentare la violenza dello scontro, il desiderio di sopraffazione, la nascita di una vita, quadri d’esistenza che prediranno il destino dell’uomo.
La materia si fa cellula, e da qui nucleo, il cui tesoro identificativo di specie è dato dai cromosomi, essenza primaria. Li vediamo danzare in una sonorità monodica e crescente che anticipa la vorticosa riproduzione cellulare dell’evoluzionista Dawkins.
La volontà di raccogliere sia da Occidente che da Oriente sensibilità poetiche a sintesi contemplativa, conduce ad un dialogo fisico e interpretativo nel secondo mondo (Contemplazione) fra Cantico delle Creature di Francesco d’Assisi e una selezione di Haiku di Issa e Buson dal Giappone. Due mondi che esprimono con lingue e tonalità diverse la meraviglia e l’entusiasmo per il dono ricevuto. Dalla contemplazione, qui resa in chiave pressoché universalistica e metastorica, l’uomo impara a dialogare con la Natura attraverso il lavoro e la fatica, in una prospettiva armoniosa e dinamica costruita su una coreografia gestuale ed espressiva che rimanda all’agricoltura prima vera e propria conquista dell’Umanità sul Creato, in una proiezione ancora pacifica e di amata interdipendenza.
Se la contemplazione lascia spazio all’osservazione, ecco che nella storia dell’Umanità questa è generatrice di interrogativi. Nel terzo quadro narrativo (Contaminazione), l’ennesimo risveglio è stavolta un fluttuare verso la comprensione del codice del Mondo. Il giardino sospeso cade e l’Umanità guarda oltre il colorismo e la percezione sensoriale. Ecco da qui il monologo di Pascal sulla tensione all’interpretazione del valore dei numeri a comprensione della Natura, interpretata come una serie di domande beffarde che aprono alla problematicità del rapporto fra Uomo e Assoluto. La risposta è messa in bocca ad un divertito Prometeo che dall’alba dei tempi ha consapevolmente giustificato il furto del fuoco come modello di civiltà.

Il salto temporale vede così un accostamento tematico fra ingegno e progresso nell’accezione all’entusiasmo neo-prometeico dei Futuristi. L’ego travalica l’osservazione e si spinge, con lo schiaffo e il pugno, in un’energia creativa e vigore senza precedenti nel dipingere su una nuova tela il destino della civiltà, intriso di velocità, ferro e macchinari a forgiare le nuove capitali europee. Per questa intuizione, la regia e la produzione hanno coinvolto il giovane artista Ryuichi Matsuoka direttamente da Giappone e rappresentato in Europa da Asian Studies Group, per una live performance di grande impatto emotivo e gestuale.
L’ultimo quadro (Prevaricazione) è travalicazione di ideali, sopraffazione di regole e armonia. L’umanità ruba dinamismo, velocità, colori ed entusiasmo dalle tele e ne fa strumento di prevaricazione senza orgoglio, senza dignità. L’armonia è squarciata, lo spazio superato, e l’ubris diventa tracotanza moderna dove l’uomo, utilizzando le parole dell’ inno apocalittico norreno (con richiami a Odino dio della guerra) arriva a sbeffeggiare l’Assoluto “da lontano scorgo il destino degli dei”. Quando la corda si spezza, il dubbio lascia spazio al pentimento e irrimediabilmente all’orrore e allo sgomento. I toni del soliloquio di Corradini accompagnano un epitafio di devastazione nella cui consapevolezza sono a messi a nudo lo spreco di ideali e di progresso che “giacciono morti stecchiti”.
La Natura torna ad essere menzionata nella sua accezione più chiara al termine della scena, in un quadro di informazioni contingenti che richiamano al bisogno forte e attuale di riflettere senza indugio sul Mondo che Vorremmo.

“CI VUOLE PRATICA E DEDIZIONE” – Le insegnanti italiane di coreano in ASG

ASG-Academy sviluppa da 13 anni corsi di lingue orientali su diverse sedi in Italia. Credendo che nella didattica debbano fondersi tutti i livelli dell’apprendimento di una lingua straniera, ASG affianca all’imprescindibile presenza di docenti madrelingua, professori italiani laureati in Lingue. Si tratta di corsi para-accademici finalizzati alla preparazione necessaria a superare le certificazioni internazionali TOPIK per la validazione delle competenze sulla lingua coreana.

Abbiamo recentemente intervistato due insegnanti di coreano operanti presso la sede milanese: Chiara Garbagnati e Camilla Celeste.

Chiara collabora con ASG da quasi un anno e nella vita è una studentessa all’ultimo anno di Comparative International Relations presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. 

La scelta di insegnare presso ASG risiede, afferma Chiara, nell’ammirazione dell’approccio alla base dei corsi: dalla grammatica, alla pratica, focalizzandosi sulle esigenze dello studente. Tale approccio permette al docente di vivere un rapporto di contatto diretto con gli studenti in classi ristrette. Le modalità sono dialettiche e permettono di sviluppare un ambiente stimolante e arricchente da entrambi i lati.

“L’obiettivo principale davanti a una lingua così diversa da quelle indo-europee come il coreano, è quello di portare lo studente ad affrontare lo studio con una metodologia applicativa che esuli dall’imparare a memoria le regole ed i fondamenti linguistici”. L’aspetto più importante quando si impara una lingua straniera infatti, per Chiara, è la dedizione. Qualsiasi esercizio, anche il più piccolo, se praticato quotidianamente è quello che permette di raggiungere i propri obiettivi. “Il mio consiglio agli studenti è quello di unire l’utile al dilettevole, divertendosi mentre si apprende, supportando il tutto con le proprie passioni”.

Il metodo di Chiara si appoggia sui libri di testo ASG di coreano che forniscono la base per la spiegazione ma non l’unico strumento per il sostegno del programma propedeutico al conseguimento delle certificazioni internazionali. La lezione è sempre improntata sulla necessità di spronare l’interazione del gruppo e del singolo. “Nelle mie lezioni arricchisco il contenuto con informazioni e conoscenze che ho appreso durante il mio percorso di studi in Corea e integro con materiali extra”. 

Camilla ha da qualche mese iniziato la collaborazione con ASG e, al di fuori dell’insegnamento, frequenta il primo anno del Master in Digital Fashion Communication presso l’Università della Svizzera Italiana di Lugano. L’amore per il coreano, unito alla passione per l’insegnamento, rendono il suo lavoro molto piacevole a livello personale. Quello che ama di più del suo lavoro però è la possibilità di aiutare i ragazzi quando non capiscono, infondere la propria passione.

La costanza e la dedizione sono due aspetti fondamentali quando si tratta di voler arrivare a padroneggiare una lingua.” Camilla sostiene che sia necessaria la fusione di nozioni di grammatica e la messa in pratica attraverso esercizi. Inoltre anche la struttura delle classi è un fattore determinante, avere la possibilità di essere seguiti passo per passo nei propri miglioramenti, come lo sono gli studenti ASG, fa la differenza. 

L’obiettivo principale di Camilla in quanto docente di lingua è quello di essere più limpida e lineare possibile nell’esposizione dei concetti e delle regole. Durante le sue lezioni cerca di coinvolgere il più possibile gli studenti nel tentativo di far vivere loro la grammatica come un momento importante mai noioso. “La cosa importante è che i miei studenti capiscano e riescano ad applicare le nozioni teoriche”.  Ad una spiegazione dettagliata della grammatica dunque seguono esempi e piccole frasi da fare in classe in cui viene applicata la regola appena introdotta, a cui poi si aggiunge l’assegnazione di esercizi aggiuntivi da fare a casa. Questo ultimo passaggio è fondamentale poiché praticare quotidianamente risulta essere l’arma vincente. Nell’ultima lezione del corso invece viene presentata agli studenti l’occasione di affrontare una vera simulazione d’esame.

Alla domanda su quale aspetto è unico e peculiare dei nostri corsi, Chiara e Camilla hanno risposto in modo molto simile sottolineando che quello che rende l’esperienza presso ASG totalizzante è la coesione di diverse modalità didattiche, dai corsi privati ai corsi di gruppo per arrivare alla formula online, con opportunità di messa in pratica della lingua attraverso viaggi di qualità. 

Viaggi all’insegna dell’Omotenashi – l’arte dell’ospitalità giapponese

Lo stile di accoglienza giapponese, Omotenashi, interpreta molto seriamente l’atteggiamento e la disposizione nei confronti del proprio ospite. Dedizione e riconoscenza spingono a fornire un servizio unico e personalizzato. Questo stile di accoglienza si ritrova a pieno titolo all’interno dei viaggi ASG.

La parola Omotenashi entrò nel parlato quotidiano occidentale soltanto a partire dal 7 Settembre 2013 quando la Presentatrice Christel Takigawa la usò in occasione del suo discorso all’International Olympic Commitee: “Tokyo will welcome you uniquely. In Japanese, we can express [the way in which Tokyo will welcome you] as omotenashi.” (Huffington Post Japan, 2013)

Questo discorso divenne talmente popolare che la parola “Omotenashi” venne premiata del Premio Buzzword of the Year 2013 e da allora viene sempre più utilizzata nel linguaggio pubblicitario, sia da parte di enti giapponesi che di enti occidentali. Omotenashi indica quell’insieme di usanze, regole e rituali culturali finalizzati a fornire un determinato servizio, ad un ospite o ad un cliente, nel miglior modo possibile. Banalmente può essere tradotto con “Ospitalità”, anche se questo termine non riesce in maniera organica a fornire tutto quell’insieme di istanze culturali e filosofiche che le competono. 

Il Monte Fuji

La definizione delle regole per ricevere e intrattenere gli ospiti furono codificate per la prima volta da Sen no Rikyū, uno dei più importanti e noti maestri giapponesi del Chadō (茶道), la Via del tè. Tali regole dovevano essere utilizzate per poter servire il tè nel miglior modo possibile. Ma è ben lungi dall’essere mera deferenza nel compimento di un servigio, la omotenashi esprime profonda dedizione verso l’ospite, ciò che si fa per l’ospite e con l’ospite, e di conseguenza anche verso se stessi. 

Fondamentale nella filosofia Omotenashi è l’anticipazione dei bisogni dell’ospite o del cliente, così da dimostrarsi capaci di riconoscere le loro esigenze e di superarne le aspettative. Risulta  dunque fondamentale un’accurata attenzione al dettaglio, per creare esperienze uniche e distintive. Così facendo la sensazione di un’accoglienza assolutamente personalizzata e unica garantisce un’altissima considerazione per l’ospite che si sentirà apprezzato. Si tratta perciò di mettere l’ospite sempre al centro dell’attenzione manifestandogli continuamente riconoscenza.

Questo comporta un costante tentativo, da parte dell’ospitante, d’incrementare la qualità del servizio messo a disposizione. L’Omotenashi è per sua definizione incompleto poichè dovrà essere costantemente riadattato a seconda della circostanza, della situazione e del cliente. L’organizzazione d’altronde è la chiave per poter affrontare la maggior parte delle situazioni e garantire il cosiddetto “Ichi-Go Ichi-E” (一期一会), cioè quella sensazione di gradimento e ringraziamento incondizionata e sincera verso l’ospite che deve essere messo nella condizione di non doversi più scomodare in futuro nella ricerca del soddisfacimento di un bisogno: un servizio offerto una e una sola volta. 

Japan Urban life

E’ con questa filosofia che i pacchetti-viaggi offerti da ASG-Travel sono stati costruiti: offrire esperienze sensoriali, completamente personalizzabili e adattabili ai gusti e alle esigenze dell’interessato, che conferiscano all’esperienza culturale dell’esplorazione di un paese come il Giappone un’unicità e un’irripetibilità costruite intorno all’individuo.

ASG-Travel propone pertanto solitamente una serie di pacchetti standard dal quale partire per la realizzazione di un viaggio completamente modulabile secondo le proprie esigenze e interessi così da garantire amplissima flessibilità e qualità. Tali pacchetti di partenza sono:

  • Special Kanto: ha l’obiettivo di coinvolgere il turista nelle grandi meraviglie della Regione del Kanto con i suoi particolarissimi contrasti tra tradizione e modernità. Si visiteranno i più importanti quartieri di Tokyo e ci si immergerà nella sua storia secolare.
  • Experience Japan: offre una panoramica sull’intera cultura giapponese con esperienze sia nel Kanto che nel Kansai. L’obiettivo è quello di offrire al turista occasioni per visitare tutti i luoghi d’interesse più importanti e avere una panoramica generale delle occasioni culturali che il Giappone propone.
  • Nature-Tech Tokyo: Un viaggio che cerca di coniugare l’aspetto tecnologico e avanguardista di Tokyo con il secolare amore giapponese per la natura così da presentare agli occhi del turista ambienti urbani e ambienti naturali in stretta unione armoniosa.

Un viaggio che intende esplorare il lato autentico del Giappone non può prescindere da un contatto con la filosofia giapponese dell’ospitalità. Lasciate che il vostro ospitante si prenda cura di voi e vi regalerà un’esperienza personale e irripetibile che non dimenticherete.

Per contattare ASGTravel rivolgersi alla mail info@asianstudiesgroup.net o al numero +39 02 29 51 31 10

CHINESE FOR KIDS, il cinese interattivo per i più piccoli

Chinese For Kids è il programma di insegnamento della lingua cinese rivolto a ragazzi della scuola primaria creato da Asian Studies Group. Corsi pensati ad hoc per l’apprendimento interattivo cui scopo ultimo è il conseguimento della certificazione Youth Chinese Test (YCT) al termine del quinquennio.

Logo MileSchool

Inizia una nuova collaborazione con la scuola primaria bilingue MileSchool di Milano, per lo sviluppo di Chinese For Kids come alternativa all’insegnamento della religione o nella formula del doposcuola. Nel corso delle esperienze passate il progetto ha riscosso molto successo fra i nostri piccoli studenti che hanno dichiarato di essersi prima di tutto divertiti durante le lezioni grazie a modalità d’insegnamento molto diverse dalle altre materie. 

ASG parte dalla convinzione che permettere ai più giovani di approcciarsi allo studio di una lingua orientale sia fondamentale per il loro futuro. Il ruolo della lingua cinese infatti sta diventando sempre più influente su scala globale e studiarla fin dalla scuola primaria dà una marcia in più a questi ragazzi. Crediamo che studiare una lingua straniera non voglia soltanto dire approcciarvisi a livello linguistico, ma anche comprendere le logiche culturali di quel paese. Giovani studenti che entrano strettamente a contatto con culture apparentemente molto distanti da quella di appartenenza, sono in grado di sviluppare la capacità di valorizzazione dell’ambiente multiculturale che si sta indubbiamente diffondendo negli ultimi decenni e in quelli a venire. 

Stefano, padre di due ragazzi che hanno partecipato al progetto in passato, ha definito il corso Chinese For Kids “un investimento fondamentale per disporre di un’importante chiave di connessione”. E ha aggiunto che “tenendo conto che sono ragazzi in età evolutiva, abbiamo voluto regalare loro l’esperienza di confrontarsi e contaminarsi con una cultura completamente diversa da quella di nascita”.

Il draghetto protagonista dei testi

I corsi sono frutto della collaborazione di eccellenti insegnanti madrelingua e italiani in alternanza che adotteranno i libri di testo appositamente creati da ASG e pensati come strumento dall’approccio visivo e multimediale soprattutto in veste ludica. Infatti, data la giovane età degli studenti, risulta molto più efficace coinvolgerli attraverso attività di gioco e svago. Esercizi creativi che stimolano l’immaginazione, ma anche esercizi aggiuntivi all’interno dei testi, impegneranno i ragazzi in compiti ed esercitazioni anche a casa. I testi si concentrano nello specifico sull’insegnamento di ideogrammi con particolare attenzione alla fonetica, e riferimento a scene concrete di vita quotidiana come numeri, animali, colori e cibi.

Alcuni esempi di esercizi

Per maggiori informazioni sui nostri corsi di cinese per bambini e ragazzi (elementari e medie) potete contattarci all’indirizzo email info@asianstudiesgroup.net

Quando arte e cultura sono efficaci nella didattica: le tutor giapponesi di Asian Studies Group

ASG-Academy da 13 anni sviluppa e promuove corsi didattici delle lingue orientali in Italia: Giapponese, Cinese, Coreano e Vietnamita. ASG non propone una didattica meramente meccanica in cui l’unico aspetto rilevante è il risultato raggiunto. Comprendere cosa si sta studiando ed il significato che si cela dietro di esso è altrettanto importante. E’ per questo motivo che Asian Studies Group affianca alle lezioni di grammatica, svolte da professori di nazionalità italiana laureate in Lingue, anche insegnanti madrelingua affinché l’insegnamento si sviluppi in una modalità più efficiente e congrua all’apprendimento da parte degli alunni.

In questa occasione abbiamo intervistato alcune collaboratrici madrelingua della Sede Milanese coinvolte per tutoraggio linguistico nell’offerta formativa del nostro centro: Nana Funabiki, Mai Inaba e Natsu Funabashi.

Natsu Funabashi

Dall’intervista è emerso come gli insegnamenti delle tre tutors siano strutturati in modo simile, anche se con alcune differenze. Gli alunni apprendono la grammatica con gli insegnanti italiani per poi svilupparla, approfondirla e applicarla con le madrelingua. Le lezioni con le docenti madrelingua assumono dunque un tono di discussione informale in cui gli studenti possono sviluppare la propria creatività. Ascoltare costantemente la pronuncia di una madrelingua è fondamentale perché consente di abituarsi alla particolare costruzione logica della sintassi giapponese. Tuttavia, la pratica costante di una lingua è ciò che porta al suo apprendimento e proprio per questo, ASG si impegna affinché i propri studenti partecipino attivamente alle lezioni.

Nana Funabiki

Ogni individuo è unico e noi di ASG desideriamo incentivare le caratteristiche peculiari dei nostri studenti. Il nostro pensiero è pienamente condiviso dalle collaboratrici madrelingua che strutturano i singoli insegnamenti a seconda dell’allievo che hanno di fronte.

Funabiki sensei, ad esempio, si impegna innanzitutto a comprendere perché l’alunno vuole apprendere il giapponese. Così facendo, riesce a creare discussioni incentrate su argomenti familiari ed interessanti per lo studente.

Inaba sensei, invece, implementa nelle sue lezioni dei video sulla cultura giapponese e sugli argomenti d’interesse ai suoi studenti. Gli strumenti multimediali non solo fungono da esercizio di comprensione, ma le sono molto utili per creare discussioni e dettati su argomenti che gli alunni conoscono.

Funabashi sensei cerca di mettere sotto pressione gli studenti per forzarli a rispondere velocemente e istintivamente in Giapponese. Inoltre li fa discutere tra loro attivamente su argomenti anche complessi, correggendoli là dove necessario e ampliandone il lessico.

Mai Inaba

Abbiamo chiesto alle colleghe madrelingua quale fosse il loro rapporto con l’italiano e con gli italiani. Sia Mai Inaba che Nana Funabiki sono arrivate in Italia guidate dal loro fascino per la nostra lingua e la nostra cultura. Al Contrario Natsu Funabashi è nata e cresciuta in Italia anche se costantemente influenzata dall’apporto culturale giapponese dei genitori.

Inaba sensei è una cantante lirica laureata presso l’Università di Musica di Tokyo che, dopo la laurea, ha deciso di intraprendere un viaggio in Italia per imparare la lingua e favorire così la sua carriera da cantante. Asian Studies Group ha cercato anche di supportare le sue capacità liriche attraverso continue collaborazioni con ASG-Produzioni, la divisione specializzata in produzioni artistiche dell’Associazione. In particolare segnaliamo l’importante ruolo che ricopre nello spettacolo Fushikaden – Tenka no Emotion (regia di Paolo Cacciato), proprio perché la sua interpretazione riesce in modo sublime a rappresentare il bagaglio estetico giapponese della tradizione.

Funabiki sensei  è laureata in Arte del Teatro. E’ sempre stata affascinata dal suono dell’italiano “ritmicamente affascinante e non così distante dal giapponese”. Questa sottile vicinanza nella pronuncia linguistica, le ha permesso di superare il grande ostacolo che ogni straniero volenteroso di imparare l’italiano si trova ad affrontare, ovvero la nostra grammatica. Esperta del Teatro del Corpo ha il ruolo di prima attrice sempre nello spettacolo Fushikaden – Tenka no Emotion.

Funabashi sensei nonostante sia nata in Italia, almeno inizialmente non voleva accettare la cultura del paese che gli aveva dato i natali e, durante tutta la sua adolescenza, non desiderava altro che “tornare” in Giappone. Ora è riuscita ad adattarsi e armonizzarsi con la nostra cultura tanto che tende a considerarsi più italiana che giapponese. Vista la sua figura liminare tra i due mondi, ancora oggi si fa promotrice di un importante ruolo sociale partecipando attivamente nella produzione e sviluppo di una delle riviste più diffuse tra la comunità giapponese in Italia atta ad aiutare e integrare i suoi connazionali qui residenti.

Chinese 4 Kids: Formazione Linguistica fin dalla Scuola Primaria

Chinese4Kids è il programma di Asian Studies Group volto ad incentivare nei ragazzi della scuola primaria, l’apprendimento della lingua cinese. Il corso è diviso in 4 annualità + una di preparazione all’acquisizione della certificazione ufficiale YCT e si sviluppa sia in corsi privati che come doposcuola presso istituti scolastici. Il progetto si è consolidato in diverse scuole in tutta Italia e nel corso degli anni ha costruito in tutti i suoi partecipanti le basi necessarie per l’apprendimento del cinese, una lingua che sarà sempre più presente nel mondo del lavoro e della cultura dei nostri giorni.

I primi 3 libri del corso Chinese 4 Kids

Durante il mese di giugno, due giovanissimi studenti Niccolò ed Andrea hanno superato con successo il primo livello di Chinese4Kids, riuscendo così ad ottenere la certificazione Youth Chinese Test (YCT). Il traguardo raggiunto dai due ragazzi è sorprendente, specialmente se consideriamo che in già così tenera sono riusciti ad apprendere una lingua così diversa dall’italiano. 

L’insegnante dei due ragazzi, la Dr. Rosa Lucia Fossella, è stata entusiasta di raccontarci di come si è svolto il corso e di come sia fondamentale che le lingue vengano apprese in età così giovane per facilitarne l’assimilazione. Ciò che l’ha sorpresa maggiormente è stata la curiosità dei ragazzi.

Ed è proprio la loro sete di curiosità che è stata continuamente alimentata attraverso lo svolgimento di esercizi creativi che stimolassero l’immaginazione, al fine di facilitare lo studio e la memorizzazione del lessico e della grammatica. Gli stessi studenti si sono cimentati in una creazione attiva di significati e collegamenti mentali per facilitare la memorizzazione di ideogrammi e parole. Ovviamente la disciplina dei ragazzi di questa età è ancora in fase di formazione, pertanto la loro attenzione veniva continuamente catturata attraverso esercizi che oltre a fungere da elemento educativo fossero anche d’intrattenimento.

Il drago protagonista delle storie nei volumi del corso Chinese4Kids di ASG

Asian Studies Group ha voluto chiedere ai genitori dei due ragazzi, e in particolare al padre Stefano, le motivazioni che li hanno spinti a supportare e stimolare lo studio, nei propri figli, di una lingua così complessa e culturalmente distante.

Cosa l’ha spinta a far avvicinare i suoi figli, in così tenera età all’apprendimento della lingua cinese? 

Con mia moglie abbiamo innanzitutto pensato al mondo in cui vivranno fra 10-15 anni. La Cina sarà una realtà trainante nell’economia e nella scienza & tecnologia globali, impararne la lingua ci sembra un investimento fondamentale per disporre di un’importante chiave di connessione. Inoltre, tenendo conto che sono ragazzi in età evolutiva, abbiamo voluto regalare loro l’esperienza di confrontarsi e contaminarsi con una cultura completamente diversa da quella di nascita.

Che cosa ha notato nei ragazzi durante lo studio di questa lingua?

All’inizio, quando abbiamo condiviso con loro l’importanza di intraprendere insieme questa esperienza, erano sorpresi e un po’ titubanti come quando si compie un viaggio verso l’ignoto. Alla loro età, simboli e suoni strani ed indecifrabili uniti alla distanza geografica, culturale e psicologica da questo mondo, possono generare disorientamento. Col passare del tempo, mese dopo mese, quando si sono accorti, magari al ristorante o ad una mostra, di riuscire a riconoscere un simbolo, una frase, hanno avvertito che quello che gli sembrava ‘un altro mondo’ era diventato in realtà più vicino, familiare.

Niccolò e Andrea hanno superato l’esame per l’ottenimento della certificazione YCT di primo livello, come hanno vissuto l’esame e come hanno reagito all’esito positivo di questo traguardo?

Come in ogni prova c’è stata un po’ di ansia pre-esame, si sono tranquillizzati quando hanno percepito che l’esame fosse adeguato alle conoscenze di cui disponevano. Mi è sembrato che abbiano atteso i risultati con autentica curiosità e siano stati davvero felici di aver passato la prova.

Gli stessi fruitori del corso, Niccolà e Andrea, hanno affermato di essersi divertiti nell’affrontare lo studio di una lingua che ritenevano esterna alle proprie possibili esperienze didattiche. Inoltre, il loro traguardo nel raggiungimento della certificazione YCT li ha spinti a voler intraprendere il prima possibile un viaggio in Cina al fine di mettere alla prova la propria conoscenza linguistica.

Il cuore di Asian Studies Group: I nostri insegnanti di Giapponese

ASG-Academy è il nucleo focale della nostra associazione ed è adibito all’insegnamento delle lingue: Giapponese, Cinese, Coreano e Vietnamita. Tutti i corsi proposti da ASG prevedono l’alternanza tra insegnanti italiani e madrelingua. Il loro lavoro congiunto permette agli studenti un corretto apprendimento della lingua scelta, rendendoli al contempo in grado di esprimersi in modo eloquente a seguito di poche lezioni. Abbiamo intervistato due dei nostri insegnanti di giapponese che insieme compongono il cuore pulsante che permette il corretto funzionamento della Sezione Giappone della nostra sede centrale di Milano. Il Dottor Federico Mocati ed il Dottor Federico Pendoli.

Il Dr. Mocati si è avvicinato all’associazione durante i suoi studi accademici presso l’Università degli Studi di Milano. Una volta conseguita la laurea in Storia ha deciso di immergersi nel mondo dell’insegnamento ed in poco tempo è diventato una delle maggiori figure di spicco all’interno di ASG. Oggi, ricopre il ruolo di responsabile insegnanti di giapponese della sede principale di Milano, pertanto coordina ed organizza gli insegnanti madrelingua e tutto il calendario annuale. Oltre alle sue capacità organizzative, Paolo Cacciato, Presidente di ASG, ha deciso di dare fiducia al Dr. Mocati, sopratutto per via della sua abilità nel padroneggiare la lingua giapponese e per la sua conoscenza del paese del Sol Levante. In particolare, gli interessi del Dr. Mocati lo hanno portato a compiere studi sull’evoluzione storica, politica ed economica del Giappone che si sono ben presto tramutati nel libro “L’Élite Giapponese” redatto da ASG-Publishing, sezione editrice di ASG. Il volume ha fornito le basi per la creazione dell’omonimo corso organizzato nella nostra sede di Milano da parte dello stesso Dr. Mocati.

Asian Studies Group ha deciso di puntare molto sul futuro del Dr. Pendoli soprattutto vista la sua predisposizione naturale nel mettere a proprio agio le persone con cui interagisce. Questo si rivela essere un enorme valore aggiunto che consente di instaurare facilmente un rapporto di fiducia con gli studenti. Questa sua predisposizione naturale è stata indubbiamente rafforzata dalla conoscenza ottenuta grazie ai suoi studi in Filosofia Comparata presso L’Università degli Studi di Pavia, dove ha ottenuto la Laurea Magistrale nel medesimo campo con 110 e lode. Una volta terminati i suoi studi, il Dr. Pendoli si è adoperato al fine di applicare le sue conoscenze in campo empirico. È da sottolineare il ruolo fondamentale che ha ricoperto presso il Centro di Formazione Dokeo, dove ha appreso un metodo pedagogico d’insegnamento, ispirato a quello di Feuerstein, in grado di sviluppare negli alunni una corretta ed autonoma capacità d’apprendimento. Infine, il Dr. Pendoli è stato l’autore di diversi articoli su una rivista specialistica di cultura e costumi tipici del passato giapponese.

Asian Studies Group non vede i propri insegnanti come meri strumenti adibiti al solo compito dell’insegnamento ma ha, al contrario, premura di coltivare le loro passioni fornendogli diverse opportunità per supportare la loro crescita personale. Crediamo fermamente che un professore motivato possa stimolare al meglio i propri studenti e di conseguenza farli avvicinare con maggiore facilità e passione alla lingua oggetto di studio.

INTERVISTA AL DR. MOCATI

Recentemente è stato pubblicato da Asian Studies Group il suo libro L’Élite Giapponese. Dopo averne illustrato brevemente il contenuto, le chiedo di raccontarci il processo che le ha permesso di raggiungere questo importante traguardo.

Il libro L’Élite Giapponese è il risultato dell’esperienza didattica della Prima Edizione del Corso di Storia Giapponese presso ASG. Affronta in maniera semplice ma completa l’intera storia giapponese fino al 1945 concentrandosi su un’ipotetica classe sociale dominante nei vari periodi storici. Il percorso che mi ha portato alla stesura del libro L’Élite Giapponese è iniziato nel momento in cui mi è stata riconosciuta la possibilità di seguire uno stage presso ASG. Paolo Cacciato ha voluto investire nel mio futuro affidandomi la responsabilità della creazione di un Corso di Storia Giapponese che fungesse da rafforzamento dei regolari corsi di lingua già offerti dalla struttura. Infatti, condivido con il Dr. Cacciato l’idea che lo studio della storia e della cultura di un popolo dovrebbero essere considerati complementari e non supplementari allo studio della lingua. Anche se le mie radici sono radicate nello studio della Storia, durante il mio percorso universitario ho affrontato anche lo studio dell’Antropologia Sociale. Pertanto, ho voluto mantenere questa doppia faccia anche nel corso di storia che sono andato a sviluppare. Durante le lezioni ho affrontato temi che stimolassero negli studenti la voglia di approfondire in maniera personale fenomeni sociali riscontrabili, ancora oggi, nella società contemporanea giapponese. La buona riuscita del corso e la stampa del mio primo libro penso che fungano da ulteriore stimolo alla realizzazione di nuovi progetti e nuove idee atte a garantire agli studenti ASG tutti quegli strumenti necessari per comprendere la cultura orientale.

INTERVISTA AL DR. PENDOLI

Le sue pubblicazioni su riviste specializzate mettono in risalto la sua formidabile preparazione accademica sugli usi e costumi del paese del Sol Levante. Ora che è insegnante presso Asian studies Group, ritiene che le sue conoscenze le forniscano un vantaggio nell’insegnamento della lingua Giapponese?

Avere la possibilità di accennare a elementi culturali o storici del Giappone durante una lezione di lingua credo che sia senza dubbio un valore aggiunto, nonché un potenziale strumento di memorizzazione per gli studenti. Al di là delle questioni didattiche, la maggior parte di coloro che si avvicinano allo studio della lingua giapponese coltivano anche un certo grado di interesse verso il Giappone. Anche gli studi sull’insegnamento delle lingue confermano che è più facile apprendere contenuti che motivino un coinvolgimento personale o che possiedano per lo studente qualche associazione concreta. Inoltre, credo sia fondamentale cercare di adattarsi ai propri studenti, tenendo conto delle loro motivazioni fino anche banalmente al tempo che riescono a concedere allo studio. Molti degli studenti di ASG sono infatti lavoratori o studenti universitari. Gli studenti non devono mai essere semplici spettatori passivi, ed è importante alternare diversi “momenti” all’interno della lezione: quello del contatto diretto con il contenuto che verrà affrontato, quello della considerazione formale della grammatica e così via.

Bugaku – Samurai Art: Un viaggio attraverso l’immortale tradizione Samurai

Il 19 e il 20 Giugno presso lo Spazio Teatro NO’HMA, Milano è stata scelta quale tappa italiana per la rappresentazione di Bugaku – Samurai Art. Uno spettacolo di fama internazionale che si presenta in qualità di veicolo attraverso il quale unire la tradizione artistica millenaria del Giappone con spunti e innovazioni tipicamente moderne e contemporanee. E’ stato un progetto ambizioso a cui Asian Studies Group ha collaborato nella selezione del contenuto e per introdurre lo spettacolo al Teatro No’hma assieme a Shochiku, una delle più importanti società di produzione artistica per contenuti performativi di cinema e teatro del Giappone tradizionale.

Da sinistra a destra: Paolo Cacciato (Presidente ASG), Masao Nagano (Shochiku), Yuji Amamiya (Console Generale del Giappone in Italia), Kan Odagiri (Shochiku)

Bugaku (武楽) – Samurai Art riprende numerosi temi ed espedienti dalla tradizione teatrale giapponese imprimendogli, però, una spettacolarità e una dinamicità più consone ai gusti contemporanei. In occasione della tappa italiana è stato proposto un tributo a Oda Nobunaga (織田 信長 供養), capo di un’importante coalizione militare che intorno all’anno 1570 iniziò la propria campagna di conquiste militari per la riunificazione politica del Giappone, allora tormentato da 100 anni da costanti guerre tra i vari poteri locali e regionali (戦国 時代).  

Oda Nobunaga è passato alla storia oltre che come grande condottiero militare, abile stratega e formidabile amministratore, anche come persona capace di atti estremamente atroci e violenti, come quando in occasione della conquista del Monte Hiei trucidò 20.000 persone (tra monaci, donne e bambini) poichè avevano supportato i clan a lui nemici. Per questi e altri atti efferati, considerati tali persino dalla società del tempo nonostante fosse abituata a stragi e stermini di massa a causa delle continue guerre, Oda Nobunaga venne dipinto da numerose sette buddhiste come un demone, tanto che ancora oggi nella Cultura Pop Contemporanea ci si riferisce a lui spesso come Re Demone del Sesto Cielo (大六天魔王). 

Bugaku – Samurai Art ha voluto ricordare questo personaggio storico così ambiguo non come rappresentante del male supremo in terra, quanto piuttosto come eroe tradito e idealizzato che, incompreso, cerca di riunificare tutti i popoli sotto un unico vessillo così da portare definitiva e perenne pace a tutti coloro ancora troppo legati ai propri particolarismi locali. Vediamo pertanto che il personaggio di Oda Nobunaga, interpretato da Kōshirō Minamoto, si presenta al pubblico in qualità di grande guerriero demoniaco (鬼) per poi liberarsi, nel corso dello spettacolo, della maschera demoniaca che la società gli ha affibbiato e combattere, insieme al fidato paggio Ranmaru, interpretato da Yutaka Kambe, contro lo stesso spirito demoniaco che si era impossessato di lui. 

Interessante notare che quest’ultimo avversario demoniaco, interpretato da Sen Takahashi, indossa la tipica maschera rossa cornuta Han’nya (般若) il cui significato sanscrito originale è Saggezza/virtù. La sconfitta di questo demone è il traguardo del percorso verso l’illuminazione che il protagonista ha iniziato nel momento in cui si è liberato delle etichette che la società gli ha imposto. Tale percorso lo porterà, però, inesorabilmente verso anche la propria autodistruzione. Infatti, Oda Nobunaga morirà suicida durante l’assalto del traditore Akechi Mitsuhide (明智 光秀) che, umiliato e offeso in più occasioni, troverà vendetta nell’incendio del tempio Honnō-ji (本能寺) nel quale Oda Nobunaga stava passando la notte. Un suicidio che però, in perfetta armonia con la tradizione giapponese, non si presenta tanto come un fallimento, quanto piuttosto come un trionfo dell’eroe sulla propria vera natura, non stravolta e mutata dall’opinione e dalle aspettative altrui.

Ulteriori elementi presenti nello spettacolo e tipicamente giapponesi  sono la presenza sul palco di Shirabyōshi (白拍子) e Kōken (後見). Le prime sono figure femminili che con un vestiario ispirato alla tradizione Shintoista (神道), la religione autoctona giapponese, svolgono una danza in onore dei Kami (神). Particolarità è il fatto che spesso portano con sé accessori e oggetti tipicamente maschili, come un Tachi (太刀), la spada giapponese, o il Kawahori (蝙蝠), un ventaglio, con i quali articolano danze lente e ritmiche. I secondi sono figure, spesso vestite in nero, che si trattengono sulla scena per supportare gli attori che stanno performando o per sistemare la scenografia, togliere strumenti o altri impedimenti etc… Sono in pratica degli assistenti di scena che invece di nascondersi con vari escamotage o svolgere il proprio lavoro tra una scena e l’altra come nel teatro occidentale, adoperano un costume nero nel tentativo di nascondere la loro presenza nonostante siano davanti agli occhi di tutti.

Il recupero di temi tradizionali della letteratura di prosa e teatrale giapponese è un pregio che  Bugaku – Samurai Art è riuscito ad esprimere e trasmettere ai suoi spettatori in modo eccelso. La decisione del Maestro Kōshirō Minamoto di trasformare il demone Oda Nobunaga in un essere umano a tutti gli effetti, invece che abbandonarlo alla sua furia ferale, è una scelta si controcorrente, ma che è stata altamente apprezzata da parte del pubblico. 

Bugaku – Samurai Art

Director

Kōshirō Minamoto

CAST

Nobunaga Oda – Kōshirō Minamoto

Incarnation of Spirit of Samurai / Ranmaru – Yutaka Kambe 

Shirabyōshi / Han’nya – Sen Takahashi 

Shirabyōshi / Kōken – Makoto Kagawa

Music

Shakuhachi – Kizen Ooyama 

Voice (REC) – MisaChi 

Composer – Hiroki Moriyama TSUMUZI and others

STAFF

Photos – Takamitsu Sakamoto 

Movie / Lighting Director – Ryō Aoyagi 

Assistant Director / Production – Makoto Kagawa

Paolo Cacciato (ASG) con l’intera compagnia teatrale Bugakuza

Design Made in Osaka sbarca alla Milano Design Week

Call for Creativity: Design Made in Osaka è prodotta dall’Istituto Italiano di Cultura di Osaka in collaborazione con Asian Studies Group Centro Studi Multidisciplinare sull’Asia Orientale e promossa dal Comune di Osaka, l’iniziativa è inoltre inserita all’interno del progetto patrocinato dal Comune di Milano e dal Comune di Osaka dal titolo Milano Genius.

In occasione dell’Italian Design Day in Osaka, diversi designer di origine giapponese hanno presentato i loro progetti e prototipi nelle sale del Comune di Osaka ed ora si apprestano a portarli sul nostro territorio dal 9 al 14 Aprile durante la Milano Design Week. La premessa risale all’edizione 2018 di Design and Planet, diffusa da Asian Studies Group durante la kermesse milanese sul design, che ha permesso a molti giovani italiani di presentare le proprie opere di design a tema in Giappone in una giornata sponsorizzata dall’Istituto Italiano di Cultura di Osaka nel novembre scorso.

cover design made in osaka x web

L’intenzione di quest’anno, convogliata nella più ampia rassegna dal titolo Milano Genius, è appunto quella di offrire la stessa opportunità in Italia a giovani designer giapponesi. La scelta ricade sulla municipalità di Osaka perché città gemellata con il Comune di Milano, entrambe coinvolte nello scambio creativo e culturale voluti dalla rassegna internazionale che esalta il genio milanese quale mezzo di condivisione e rafforzamento anche istituzionale. La call creativa Design Made in Osaka è stata inserita all’interno della pianificazione di attività promosse nella sesta edizione di Switch on Your Creativity, un’iniziativa avviata da Asian Studies Group nel 2013 al fine di incentivare e promuovere in Europa ed in Asia la creatività giovanile.

ritaglio blue osaka design week

Ad arricchire l’opportunità dell’iniziativa targata Milano Genius su tema design, si segnala la speciale ed esclusiva partecipazione SUPERDESIGN SHOW, progetto internazionale ideato e prodotto da Superstudio Group, che da anni si posiziona come una delle mete esclusive e predilette da parte dei più importanti designer giapponesi nello scenario contemporaneo internazionale per la valorizzazione delle proprie creazioni. Superstudio Group, oltre a concedere un’importante visibilità ad alcuni dei designers selezionati, ha sostenuto e rafforzato il progetto e il gemellaggio Milano-Osaka partecipando con la CEO, Gisella Borioli in qualità di ambassador per il design italiano e primo esponente della Milan Design Week, al prestigioso Italian Design Day organizzato dell’Istituto Italiano di Cultura di Osaka lo scorso 1 marzo. 

Call for Creativity: Design Made in Osaka si divide in tre aree tematiche ognunga curata nello specifico da ogni singolo spazio aderente all’iniziativa.

  • Design and Planet: sustainable perspective: una ricerca a tema ecologico e narrativo davvero interessante che parte dal mondo degli insetti e ed è accompagnata da un’accattivante dimostrazione di grafica design 
  • Take a seat  (Idea e selezione di Gisella Borioli): Si potranno ammirare nel più ambito spazio del Superstudio Più – la Central Point, tre installazioni con tre sedute dal design unico, innovativo e funzionale che rispecchiano una sensibilità e interpretazione del tutto particolare del concetto di seduta e dell’ambiente che la caratterizza
  • Cool Japan Vi permetterà di visionare opere di natura contemporanea in stile tipicamente giapponese, le realizzazioni risultano altamente artistiche ed affascinanti. 

La selezione dei designers e dei progetti è stata effettuata da Asian Studies Group, Superstudio Group e Corte dei Miracoli; che oltre ad essere co-promotori ospiteranno durante design Week le tre linee tematiche della call creativa.

Asian Studies Group, Via B. Eustachi 9: ospita Wataru Kurogi (Endangered Insects). dal 9 al 12 aprile 10.30 19.30 – 13 aprile 10.00 13.00 special preview Milan meets Osaka through Designers in Corte dei Miracoli – Via Mortara 4 ore 19.00

Superstudio Group, Via Tortona 27 – SUPERDESIGN SHOW: Japan Loves Superstudio ospita Naito Runa (Exist Chair); Akino Iida (With Bamboo); Mayumi Kuwayama (Venation).  9-13 aprile 10.00 – 21.00 / 14 aprile 10.00 -18.00  Press Preview (solo stampa) 8 aprile ore 10-20

Corte dei Miracoli, Via Mortara 4: ospita Mayumi Kuwayama (Molecules); Ryuichi Matsuoka (Takatoraya Shirt); Masaki Murata (Terrace Family); Matsumoto Atsushi (Bush) Seisyu Kamata (Brush Art Japan); Shinichi Tanaka (The Playing Card) special preview Milan meets Osaka through Designers 8 aprile ore 19.00 /  9 -13 aprile 18.00 – 23.00

L’8 Aprile si terrà una cerimonia di saluto alle 10:30 presso Palazzo Marino a Milano, organizzata dall’Area Relazioni Internazionali – Gabinetto del Sindaco, Comune di Milano, al fine di consegnare ai partecipanti il riconoscimento per la partecipazione ed il supporto al progetto. L’incontro si dimostrerà un’occasione di incontro a rappresentanza della città con gli artisti e gli organizzatori dell’evento. Inoltre la celebrazione vedrà la partecipazione del Console Generale del Giappone in rappresentanza istituzionale.